mercoledì 21 gennaio 2009

"Prof, il latino mi prende in giro".

7.2 A me piace il latino, ma sono io che non piaccio a lui. E' un problema, perchè cerco di accostarmi a lui con delicatezza, anche con tono simpatico. Leggo ad alta voce e fingo di capire quello che leggo. Un tripudio di aum, am, issimus che si danno battaglia a colpi di ut e cum. Niente, anzi nihil. Ma almeno tento. Tutto ciò non basta. Però non demordo mica, sono determinato e proseguo nel mio studio. Il risultato è sempre lo stesso: 5 e mezzo. E le cause possono essere solo tre: o io sono diventato una persona coerente (si sentì una fragrorosa risata), o il latino si diverte a prendermi in giro.

Ci vuole un quarto compito risolutivo. La prof. mi propone un ultimo giro di boa. Mia madre mi consiglia: "Guerreggia per la patria". Rullo di tamburi, suona la campanella. Entro in classe, titubante sul da farsi. "Se lei desidera e necessita per la valutazione finale una ulteriore prova, io lo faccio senza problema, altrimenti preferirei non farlo" dico alla prof. Ovviamente nessuna di queste parole è uscita dalla mia bocca, ho preso la versione e ho incominciato a tradurre. Il mio prossimo nemico è: Tito Livio. Come neanche gli Ateniesi seppero perdere nella guerra del Pelopponneso, io getto la spugna alla quinta riga. Il tempo scorre e io mi innervosisco. Ho di fronte un cammino tortuoso e pieno di inciampi, creato ad hoc per rovinare la vita agli studenti dall' acerrimo Tito, e la strada è ancora lunga. Inizia una corsa contro il tempo. Affannato, sudato, stanco (fessus?), metto un punto alla mia traduzione, che è un incrocio ibrido tra l'italiano e caratteri incomprensibili anche ai filologi più esperti.

Spero di essere uno spartano.

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