venerdì 22 agosto 2008

Estate 2008/10: In veste di cameriere.

6.6 Partiamo. Non volevo altro. Questa volta per il verso. Il viaggio di andata, come quello di ritorno può essere descritto in due righe, queste.

Ho preso il sole. Napoli è molto diversa. Ho imparato molto. Ho lavorato. Tre giorni. Dalle 6 del mattino fino alle 3 del pomeriggio. Ho capito che voglio studiare. Certo, a fine giornata, venivo pagato (con tanto di mancia), ma quanta fatica. Avanti e indietro a portare vassoi, torte e pasticcini. Riempire i vassoi con la mozzarella. Caricare il frigorifero e portare le bibite dal magazzino alla sala. Fino all' orario di pranzo. Prendi i piatti dal tavoli, pulisci e riporta i piatti dentro. Accumula i piatti e mettili nella lavastoviglie. Dividi le posate, taglia il pane e riporta i piatti puliti all' esterno. Fino alle 2 e mezza. Quando lo staff si alterna per pranzare.

Non sono mancate le figuracce. Mi sono versato addosso la mozzarella, mi sono sporcato col gelato e ho capito fischi per fiaschi. Mi sarei meravigliato di me se non fosse stato altrimenti.

Sono stato con Vittoria, la figlia di mio padre. Cresce. A settembre inizia la scuola. E' una bella bambina, viziata, ma bella. Inizia a parlare. "Utto Toria" (Tutto di Vittoria) è il suo motto.

Ho preso la nave, ho visto i miei parenti, ho studiato, sono stato bene. Mi sono tagliato anche i capelli. Ultimamente non riesco ad accettarmi.

Nonostante tutto, voglio molto bene a mio padre.

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