6.6 Partiamo. Non volevo altro. Questa volta per il verso. Il viaggio di andata, come quello di ritorno può essere descritto in due righe, queste.Ho preso il sole. Napoli è molto diversa. Ho imparato molto. Ho lavorato. Tre giorni. Dalle 6 del mattino fino alle 3 del pomeriggio. Ho capito che voglio studiare. Certo, a fine giornata, venivo pagato (con tanto di mancia), ma quanta fatica. Avanti e indietro a portare vassoi, torte e pasticcini. Riempire i vassoi con la mozzarella. Caricare il frigorifero e portare le bibite dal magazzino alla sala. Fino all' orario di pranzo. Prendi i piatti dal tavoli, pulisci e riporta i piatti dentro. Accumula i piatti e mettili nella lavastoviglie. Dividi le posate, taglia il pane e riporta i piatti puliti all' esterno. Fino alle 2 e mezza. Quando lo staff si alterna per pranzare.
Non sono mancate le figuracce. Mi sono versato addosso la mozzarella, mi sono sporcato col gelato e ho capito fischi per fiaschi. Mi sarei meravigliato di me se non fosse stato altrimenti.
Sono stato con Vittoria, la figlia di mio padre. Cresce. A settembre inizia la scuola. E' una bella bambina, viziata, ma bella. Inizia a parlare. "Utto Toria" (Tutto di Vittoria) è il suo motto.
Ho preso la nave, ho visto i miei parenti, ho studiato, sono stato bene. Mi sono tagliato anche i capelli. Ultimamente non riesco ad accettarmi.
Nonostante tutto, voglio molto bene a mio padre.
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