2.3 La Cece è partita per la Nuova Zelanda, esattamente per Otago. Ora sarà su un aereo, per Londra, credo. Deve fare molti scali, purtroppo. Ci sono 12 ore di fuso orario. Quando a Forlì saranno le 14 di pomeriggio, ad Otago le 2 di notte. Ieri ne sono successe di tutti i colori. Alla mattina siamo andati a fare delle foto nelle macchinette. Potevamo non fare gli stupidi? E così siamo venuti entrambi con un dito sulla bocca. Un gruppo di extracomunitari, albanesi credo, ci sono venuti incontro. Ci provavano con la Cece e facevano gli sbruffoni con me. Sfigati. Un' altro gruppo l'ho incontrato da solo, quando la Cece era andata via. Ci provavano con due ragazzine più piccole di me. "Andiamo a mare. Facciamo scopata. Dieci scopata". Ride. Aveva circa 30 anni.
La Cece è venuta anche a trovarmi 10 minuti al centro estivo. Tra l'altro è definitivamente finito. Questa era l'ultima settimana. Il dramma è venuto alla sera. Dovevo essere da lei alle 8. Ma dovevo scriverle una lettera, non potevo andare via senza farlo. Così ho ritardato. Allora lei è uscita con il gruppo degli scout (almeno credo). Io però testone sono comunque andato a casa sua, e sua mamma mi ha dato il regalo. Mi ha detto che potevo aprirlo, che la Cece avrebbe voluto così. Detto, fatto. Un cuscino stupendo con la foto che avevamo fatto la mattina stessa. Un regalo originalissimo, oltre che simbolico. Il simbolo di una amicizia che non finirà mai. Avrei potuta aspettarla a casa sua. Ma erano solo le 9 e 20. Lei sarebbe tornata oltre la mezzanotte, conoscendola.
Così, mi sono diretto alla festa di fine Centro Estivo. In tempo per vedere il balletto della Lisa. Avevo comprato anche una borsa d'artigianato per la Cece, giusto per fare un pò di beneficenza e ricambiare nel mio piccolo. Non sono riuscito a dargliela, ma non importa molto. Al ritorno, mentre stavo andando a casa sua in perfetto orario, la incontro a casa di Gaspe. Pianta una scenata quando le dico che ho aperto il suo regalo. Incomincia a darmi qualche schiaffetto. Io ovviamente non ci sto. E la mando a quel paese.
Un salto da mia sorella, che non era in casa, e poi dritto verso casa mia. Stanco. Leggo la lettera che la Cece mi ha scritto. La Lisa mi manda un messaggio con scritto che la Cece mi sta cercando disperata. Corro di sotto e le vado incontro. La vedo piangere. Ci abbracciamo. Siamo consapevoli che non riusciamo a fare a meno l'uno dell'altro. Ci baciamo anche. Avremmo dovuto farlo. Siamo giunti alla conclusione che non siamo innamorati, nè io di lei, nè lei di me.
Stamattina. Ore, 8:30. Mi alzo. Sono in ritardissimo. Mi vesto e mi lavo almeno i denti. Corro all'aereporto, e vedo Gaspe che mi aspettava. Arriviamo. Temevo che non l'avessimo vista. Invece era lì, che chiacchierava con uno sconosciuto, manco a dirlo. A quanto pare, non siamo i soli. L' Isa con Asca e due amiche degli scout ci raggiungono in aereoporto. L'ultima persona che saluta prima di passare il check in sono io. Un abbraccio. Poi via. Verso un nuovo continente.
Il mio commento nel suo blog:
Un anno fa non credevo nemmeno possibile che io e te potessimo essere così tanto amici! Te, così sfattona e aperta, io così fighetto e sulle mie. Eppure adesso la gente pensa addirittura che stiamo insieme. Ne abbiamo passate tante, noi due, da soli. A partire da quel giorno di settembre che hai incominciato a sbraitare per salire sul quel treno puntuale per andare dal tuo amore...cornuto dopo 2 mesi. Perchè tu ti stufi delle persone, e la cosa che più mi rende orgoglioso è che tu non ti sei stufata di me. Ci siamo ritrovati delle sere a leggere i giornalini degli adolescenti e a ridere per i nostri aliti, a piangere insieme sulla nostra breve esistenza pensando ad astruse teorie aristoteliche. Quando stavo male, te c'eri. Sempre. A dirmi di mangiare e a strapparmi sempre dei sorrisi dalla bocca. Sì, cessica, perchè tu trasmetti allegria, anche quando mi dai dello stronzo per viale roma. Adesso ti starai incazzando per quella "c" di troppo. E pensare che questa sera è l'ultimo sabato, mi viene da piangere. Non è possibile! Ti ho vista piangere per persone che manco ti meritavano, e sorridere per altre che hai lasciato dopo poco semplicemente perchè stanca di loro. Ma tu sei così, spontanea e ironica. Abbiamo imparato tante cose, e abbiamo anche capito che nella vita bisogna essere anche un pò stronzi, altrimenti non si va avanti. Abbiamo fermato la gente fingendo di leggere la mano, abbiamo odiato fino al midollo osseo tutte le ragazze io, ragazzi tu che ci gironzolavano attorno. Tutto questo fino alla settimana prossima, quando prenderai quel cazzo di aereo per l'Australia, che poi è la Nuova Zelanda, ma poco importa. Per una volta mi vedrai piangere e tu non potrai farci nulla.La lettera che le ho dato non me la ricordo.
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