3.8 Ho di fatto 17 anni. Come ogni anno, mia mamma finge di non ricordarsi il mio compleanno. Io ho due opzioni: ignorarla o collaborare. Opto per la seconda, e fingo di starci male perchè lei finge di non ricordarsi. Questo gioco stupido (o addirittura circolo vizioso, considerando che lo fa con tutti e quattro i figli) dura fin quando vuole lei. Di solito finisce verso la tarda mattinata, quando è ora di pranzo.Una volta passata la mezzanotte, ho ricevuto auguri a destra e a manca. Ho avuto difficoltà a dormire, e il sonno è piombato su di me intorno alle 5 di mattina. Mia mamma, siccome deve andare a lavorare, balbetta una frase. Credo siano stati degli auguri. Ricordo che quando è entrata in camera mia ha fatto finta di nulla. Lo trova divertente e io glie lo faccio credere. Tanto non mi costa nulla.
Suona il telefono. Sono le 7 e 40 di mattina. Alle 8 e 10 devo essere alla stazione. E' la Cece, che mi fa gli auguri. Sta male. Non si riesce ad integrare. O meglio è molto vulnerabile. Ovviamente le manchiamo. La cosa è reciproca. Devo scappare alla stazione.
Arrivo. Intravedo l' Alice e la Laura. L' Isa ci raggiunge più tardi. Prende il treno a Faenza. La stanchezza si fa sentire. D'altronde ho dormito ad occhio e croce 2 ore. Saliamo. La Laura vede un vecchio, vestito con una giacca bianca. Si nota che non è romagnolo. Si fa scappare: "Quello lì è già nella tomba". Già morto e sepolto per lei. Credo che l'abbia sentita. Io sono scoppiato a ridere come un beota. Di fianco a noi ci sono quattro ragazze. Ero convinto che una facesse il classico. Glie lo chiedo. Risponde antipaticamente di no. La Laura imita la sua risposta. Continuo a ridere.
Arriva l' Isabella dopo un' ostentata ricerca fra i vagoni. Il tempo passa veloce e ci ritroviamo alle 9 del mattino a Bologna. Scatta l'ora X. La Laura inizia ad essere pervasa da uno spirito spendareccio (relativamente alla persona, chiaro; ricordiamo sempre nome e cognome). Io ero molto stanco. Non ero in forma. Mi si vedeva dalla faccia. La Laura impiega del tempo prima di fare un' acquisto, invece l' Isa è più veloce e convinta.
Giungiamo al McDonald's. Prendo un menù grande. Il panino lo mangio, le patatine no. Mi è passata la fame. A tavola parliamo di moltissime cose. Penso di aver passato quasi 3 ore seduto in quel tavolino del secondo piano. Fra le tante persone che si sono alternate in quel locale, c'era anche un gruppo di stranieri. Una signora veniva dalla Nuova Zelanda. Il riferimento è d' obbligo.
Entriamo in una gelateria. E' enorme e i gusti sono disposti ordinatamente (odio i cartelli dei gusti non abbinati). Compriamo il gelato, io controvoglia. La visione di tutti quei gusti mi aveva distrutto la voglia. Ad un certo punto però, la serietà (?) sparisce. Veniamo colti, nessuno escluso, da una voglia ludica di prendere in giro la gente. Tanto non abbiamo nulla da perdere. La Laura mi fa un codino ai capelli, e a sua volta se li lega anche lei. L' Alice e l' Isa si fingono bambine, facendosi due codini, uno a destra, l'altro a sinistra. L' Isa sembra una teppistella. La Laura, decisamente la più coraggiosa, ha l'idea di spaventare le persone, con un "wu" prolungato mentre loro meno se l'aspettano. Ognuno reagisce a proprio modo. C'è chi ride, chi non si volta neppure, chi si arrabbia. Chi da le spallate.
Secondo gioco: formare una catena umana e ostacolare il passaggio sotto il porticato. La gente ci guarda male. Io e l' Isa blocchiamo una ragazza, bionda. Una volta che non riesce più a passare, esclama: "E adesso, che succede?". E' stata buffissima. Stabiliamo di correre, sempre con la stessa catena. La gente è spaventata. Ma noi ridiamo, ridiamo di gusto. Rido ancora se ci penso.
Terzo gioco: mandiamo l' Alice e l' Isa dalle persone e devono fingersi delle bambine che hanno perso la mamma e il papà. Spassoso.
Quarto gioco: io e la Laura fingiamo di aver perso la nostra sorellina e ci insultiamo pubblicamente nel corso che porta a viale (o via) Indipendenza. Fermiamo un gruppo, io sghignazzo. Loro dicono che non hanno visto nessuna bambina. Sembrano preoccupati.
Quinto gioco: fingersi inglese e chiedere alle persone chi ore sono. "What time is it?" La maggior parte delle persone non conosce l' inglese, e ci mostra il telefono per mostrarci l'orario. A quel punto, caccio il mio telefonino e esclamo "You are right!" (hai ragione, l'orario è giusto, ndr). Oppure "It's too later, run run run!". E' stato meraviglioso sentire le persone che parlano fra di loro italiano pensando che noi non li capiamo. Oppure nel bel pieno del gioco, la Laura inizia a dire: "Non è giusto così, il tuo cellulare è rotto!". Si sono presi un colpo quando l'hanno sentita parlare italiano. Diverse sono state le reazioni. Molti ci hanno giustamente mandati a fanculo, papale papale. Ne ricordo una in particolar modo. Sembra antipatica, invece quando la rincontriamo ci parliamo e risponde socievolmente. "It's summer time" ripeteva quando le chiedevamo l'orario. Si credeva ironica.
Non abbiamo nemmeno più la forza di ridere. E' tardi davvero. Ma la Laura vuole passare da Scout. Esce a mani vuote. Siamo in ritardo. Corriamo verso la stazione. Il treno arriva insieme a noi. Saliamo e chiediamo ad una ragazza, un pò in carne, e dark, di spostarsi così da lasciare 4 posti liberi. Si sposta e ringraziamo. Siamo sudati e stanchi. Ognuno desidera una bella doccia. Registro un video (imparare dal passato, mai eh?). Nel corso della giornata, abbiamo scattato un sacco di foto. Come al solito, io onnipresente. Abbiamo fatto anche una foto dove abbiamo lasciato uno spazio per la Cece.
Ritorno a casa. Distrutto. Mia mamma e mio fratello continuano con la commedia. Dicono che quest'anno non c'è bisogno di un regalo materiale ma di uno affettivo. Io sto al gioco. Se lo trovano divertente, che facciano pure. Vado a fare la doccia. Esco. Mia mamma ha comprato una torta con scritto "Buon compleanno" (meno male che ha evitato di farla lei). Poi mi portano una scatoletta. Sono sicuro che dentro ci sia una macchina fotografica digitale. E invece no. Un pupazzetto di vetro. Bello scherzo.
Mi portano due buste. Nella prima c'è una web camera (doppio regalo di mia mamma) e nella seconda, il regalo del mio fratellone burbero, una macchina fotografica digitale stupenda e modernissima e dalla quale non mi staccherò un secondo. Adoro immortalare le persone. Anche quelle che non conosco.
Arriva la mia sorellona. Mi avvisa che lunedì pomeriggio andiamo a fare compere. Lei preferisce farlo assieme il regalo, per evitare dispiaceri. Sono sereno. Non tanto per i regali, ma per l'affetto che tutti mi hanno mostrato oggi e per tutti i messaggi che ho ricevuto entro la giornata *.
"25 luglio vero??? Dddd..Come sono brava^ ^ AUGURI PICCOLO
DERU MORO :) [p.s. io torno l'1..X il gelato dico:)]" Lisa
"Ciao Francesco... lo so k è molto k nn ci sentiamo xò io nn
mi sn dimenticata del tuo compleanno quindi... Tantissimi auguri!!!!"
Martina
"HAPPY BIRTHDAY TO YOU... HAPPY B. DAY TO YOU... tanti
auguri!!! un bacio, roby ;)" Roberta
"Auguri milord...!!:) visto qs anno mi sn ricordata!!:)"
Gloria
"è il mio terzo regalo risparmiato, e vai!..." Mio fratello
Flavio (aspetto con attesa il tuo di compleanno, e fratellone francese?)
"Tanti auguri! ciao fra bacio!.. ps se t chiedi cm faccio a
saperlo... prova a indovinare chi me l'a detto!:) Francesca
"Deru auguri! buon compleanno!! baci" Lorenza
Uno di questi messaggi è stato essenziale. Quale sarà stato? Per non parlare di tutti gli auguri ricevuti su messanger.
Da domani, si torna alla vita normale.
* Sono stati riportati solo i più significativi.
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